Palestra Popolare Gino Milli
Bologna e i servizi educativi: una questione di classe
Categories: General

Il Circolo Arci Guernelli e la Palestra Popolare Gino Milli costituiscono una realtà composita e complessa, popolata da collettivi per la giustizia climatica e sociale, reti di insegnanti, realtà di sport popolare, assemblee di residenti, gruppi di giochi da tavolo, associazioni per il diritto alla salute e la sovranità alimentare, collettivi politici antirazzasti, transfemministi, anticapitalisti. Questo evidenzia la nostra volontà di essere uno spazio libero da logiche identitarie ed escludenti, ma anche e soprattutto la gravissima mancanza di luoghi in città che diano spazio a realtà divergenti ed autorganizzate.

E’ in questo contesto che vivono forme aggregative e alleanze su progettualità condivise basate sul mutuo aiuto e sull’autogestione. Ne sono un esempio i centri estivi, che abbiamo deciso di organizzare anche quest’anno, come già da 7 anni, a fronte della totale mancanza di servizi gratuiti per l3 bamb3 dai 6 agli 11 anni nella pausa estiva, pur consapevoli che 4 settimane sono poca cosa in confronto ai 3 mesi di chiusura scolastica.

Il progetto dei campi estivi si inserisce in continuità con una serie di attività strutturate ed autogestite rivolte all3 minori durante tutto l’anno all’interno del circolo e della palestra. Sono uno strumento per coltivare relazioni e costruire le alleanze alla base di una comunità che rimetta al centro il rapporto con l’altr3 e lo scambio reciproco, che possa rivendicare collettivamente spazi comuni liberi, gratuiti ed accessibili, e servizi strutturali che rispondano ai bisogni reali del territorio.

Quartieri come il nostro diventano spesso oggetto della propaganda più becera fondata su una narrazione dell’emergenza che mette al centro la questione dell’ordine pubblico, criminalizzando i soggetti più marginalizzati e spostando l’attenzione sui sintomi piuttosto che sulle cause. Per questo rivendichiamo le motivazioni sociali e politiche del nostro agire collettivo: contrapporre all’approccio securitario un’idea di sicurezza fondata sulla coesione sociale e sulla responsabilizzazione delle istituzioni rispetto alla prevenzione sociale e alla riduzione della vulnerabilità (quali marginalità, povertà, fragilità, violenza strutturale), cause sistemiche alla base dell’insicurezza percepita.

I centri estivi (come le altre attività del circolo e della palestra) si posizionano fuori da ogni logica di profitto e non rappresentano sicuramente una fonte economica. Le modalità con cui li realizziamo richiedono, anzi, uno sforzo economico che può essere sostenuto solo grazie al consistente lavoro gratuito dell3 attivist3 che vivono questi spazi. Ogni anno la possibilità di realizzare il nostro centro estivo è legata alle energie e alle risorse che riusciamo a mettere in campo e siamo consapevoli delle contraddizioni entro cui ci muoviamo. Vivendo il quartiere e avendo costruito relazioni significative con le famiglie, sentiamo la necessità di rispondere a questi bisogni e di esserne megafono. Realizzazare i centri estivi a queste condizioni non vuole fungere da stampella temporanea alla povertà di servizi, nè può essere intesa come soluzione o risposta a lungo termine, ma, piuttosto, come atto di resistenza che ponga il tema della mancanza (ancora più crudele nel periodo estivo) di spazi, attività e supporto per le persone piccole (e adulte) del territorio. In particolare, il lavoro educativo con l3 minori necessita di una pianificazione organica e soprattutto di continuità.

Le modalità con cui è immaginato e realizzato rispecchiano una visione politica, a partire dall’importanza della questione dell’approccio pedagogico proposto, nelle attività svolte durante i centri estivi e nelle realtà coinvolte, e che implica specifiche condizioni operative (come il rapporto educatori:bimbu) necessarie a rendere queste quattro settimane uno spazio reale di confronto e di cooperazione a supporto della crescita personale e non un semplice spazio recintato in cui far passare le ore. Alla linea del Comune di Bologna che permette rapporti fino ad 1 edu per 20 bimb3, rispondiamo con un rapporto molto più basso di 1:5/6.

Condanniamo, inoltre, il taglio del contributo comunale da 360 a 300 euro che va nella direzione opposta di un supporto economico reale alle famiglie: 100€ a settimana a fronte di campi estivi sempre più costosi e una copertura massima di 3 settimane a fronte delle 12 della pausa estiva risultano strumenti del tutto insufficienti. Rispetto a questo, per ridurre la pressione economica sulle famiglie noi decidiamo di mantenere il costo settimanale pari al contributo, coprendo le maggiori spese del progetto con la partecipazione attiva della comunità e gli eventi di autofinanziamento.

Da anni, il progetto include il supporto alle famiglie nelle fasi di richiesta contributi e di iscrizioni, per rispondere ai bisogni che abbiamo rilevato: barriere linguistiche, complessità della burocrazia e l’assenza di processi reali di accompagnamento per l’acquisizione delle competenze necessarie a rendere le famiglie autonome. In questo senso rivendichiamo apertamente lo sportello autogestito di supporto burocratico.Non è l’ennesima forma di assistenzialismo dal basso, è una denuncia di un sistema di welfare in salsa bolognese che si vanta di essere tra i più progressisti mentre invisibilizza sistematicamente soggettività straniere di prima e seconda generazione e le loro esigenze, in primis quelle linguistiche.

Anche quest’anno gli strumenti di lavoro saranno legati al territorio e alle realtà che attraversano il quartiere. Ringraziamo già da adesso l3 attivist3, l3 abitanti, l3 frequentatric3 delle realtà più variegate che vivono e supportano questi spazi e che stanno collaborerando alla riuscita del progetto, fattibile solo grazie al contributo che viene dal basso.

PPGM – CIRCOLO ARCI GUERNELLI

Comments are closed.